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Lo stesso argomento in dettaglio: Assassinio di John Fitzgerald Kennedy e Fucile dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

Verso la fine di ottobre l’impiegato del Texas Book School Depository Lee Oswald capì che il viaggio del presidente Kennedy a Dallas poteva rappresentare un’occasione irripetibile per compiere un nuovo gesto “rivoluzionario” che avrebbe potuto renderlo famoso. La mattina del 22 novembre 1963 si svegliò, andò in cantina a prendere il suo fucile Carcano e si fece accompagnare al lavoro da un vicino di casa, con il fucile smontato. Tutti i movimenti di Oswald dalle 7,10 alle 13,55 sono stati seguiti e segnalati dai testimoni oculari alla polizia. Qui di seguito la tabella con data, orario, luogo, persona, fatto, testimone e documentazione da fonte governativa o fonte garantita.

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Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.
Lee Harvey Oswald al momento dell’arresto

Oswald si appartò al sesto piano in mezzo ad alcuni scatoloni spostati di recente davanti alla finestra dalla quale partirono gli spari, secondo la balistica, e montò il fucile. Sugli scatoloni vi erano solo le sue impronte digitali. Mentre il corteo del presidente stava attraversando la città dall’aeroporto di Dallas per recarsi al Trade Mart, un centro di uffici in periferia in cui Kennedy era atteso per un discorso e un banchetto, alle 12.30 in Dealey Plaza, si sentirono degli spari registrati dalla Centrale di Polizia di Dallas. Dalle fotografie si vede che un primo colpo a vuoto fece voltare le persone a guardare indietro e ferì leggermente un passante al volto, un secondo colpo ferì Kennedy alle spalle e, da un filmato in 8 mm girato dal sarto Abraham Zapruder, si vede Kennedy sofferente portarsi le mani alla gola e John Connally ferito e sofferente. Il proiettile, entrato nella schiena di Kennedy e uscito dalla trachea, successivamente colpì Connally, in posizione non allineata col presidente, mentre la limousine svoltava ed entrambi guardavano a destra. La pallottola, intatta per aver attraversato solo tessuti molli nel corpo di Kennedy, gli incrinò una costola, gli ruppe il radio, e persa potenza, si fermò nella coscia (successivamente cadde nella barella, danneggiata in parte dall’impatto con le ossa del governatore, ma intera). Dopo cinque secondi, mentre la macchina stava per accelerare, un terzo colpo mortale colpì Kennedy alla testa, facendo volare via una parte della calotta cranica; si è a lungo dibattuto, inoltre, se sia stato sparato un quarto colpo, senza arrivare a un risultato condiviso.

Il momento dell’omicidio di Lee Harvey Oswald a opera di Jack Ruby

Kennedy fu colpito a morte, mentre il governatore del Texas Connally non fu in pericolo di vita, perché il suo sedile era più basso e perché si era buttato giù di fianco al riparo sulle ginocchia della moglie Nellie, mentre Kennedy non poté farlo a causa del busto ortopedico che portava. Dalle oltre 700 fotografie scattate in Dealey Plaza e fatte pervenire successivamente alla polizia, in alcune si vede che le persone in un primo momento si sono buttate a terra e, in un secondo momento, sono corse subito in massa verso la Grassy Knoll, una collinetta erbosa presente nella piazza, per vedere chi avesse sparato. Mentre la limousine si avviava all’ospedale con Kennedy in fin di vita, alcuni poliziotti perlustrarono il deposito di libri. Gli impiegati del quinto piano affermarono di aver sentito tre colpi al piano di sopra. Qualcuno vide fuggire un giovane uomo alto e pallido, simile a Oswald.

Dopo la sparatoria Oswald si fermò a prendere una bibita per non dare nell’occhio e abbandonò il luogo di lavoro senza chiedere un permesso, dopo essere stato brevemente trattenuto dalla polizia, ma identificato subito dal proprio datore di lavoro. Al sesto piano la polizia rinvenne un fucile dove successivamente furono identificate le sue impronte; secondo la versione ufficiale dei fatti egli, uscito in tutta fretta in maglietta nonostante il clima di novembre, si recò alla pensione dove alloggiava durante la settimana e, presa la sua pistola, cominciò a girovagare per la città senza meta, mentre la polizia setacciava le strade di Dallas alla ricerca dell’attentatore. Poco dopo un poliziotto fermò un uomo che corrispondeva al sospettato, ma questi lo uccise con alcuni colpi di pistola. Notato camminare nei pressi di un cinema in atteggiamento sospetto, Oswald vi entrò senza pagare il biglietto e la cassiera chiamò la polizia. Per questo motivo arrivarono 26 poliziotti, che lo credettero l’assassino del collega, e Oswald, dopo una breve colluttazione fu arrestato e portato alla centrale di polizia.

Mentre veniva riconosciuto da alcuni testimoni come l’assassino del poliziotto J. D. Tippit (avvenuto tra le 13:11 e la 13:14, ovvero tra 41 e 44 minuti dopo l’assassinio di Kennedy) si venne a sapere del suo impiego al deposito sito nella piazza in cui era avvenuto l’omicidio del presidente. Il fucile trovato nell’edificio, vicino alla finestra, risultò essere il suo, mentre in tasca gli trovarono la pistola carica, con la quale la polizia ritenne potesse avere ucciso l’agente di polizia Tippit: i proiettili erano gli stessi. Venne sottoposto al test dei nitrati, positivo per la mano, ma non per la guancia, fatto che non si verifica comunque sempre: la sua mano aveva certamente sparato. L’efficiente polizia di Dallas raccolse molte prove contro Oswald, ma il conflitto di competenze con l’FBI non aiutò a ottenere una confessione. Un agente (Jim Leavelle, detective della squadra omicidi del Dallas Police Department) temendo che potessero sparare a Oswald, fece una battuta, dicendogli che un presunto attentatore doveva essere bravo almeno quanto lui (in riferimento a Kennedy) e Oswald non negò in maniera esplicita, limitandosi a sorridere e a dire che nessuno gli avrebbe sparato.

Oswald continuò ufficialmente a negare tutto, dopo che le indagini passarono all’FBI, che Oswald accusava di aver importunato sua moglie (l’FBI lo teneva d’occhio come possibile sospetto agente comunista), viene ripetutamente fotografato mentre sorride alla folla e fa il saluto a pugno alzato, e, avvicinato da un giornalista durante un’improvvisata conferenza stampa nella quale aveva richiesto assistenza legale, sostenne di essere un capro espiatorio, ma non ebbe il tempo di dimostrarlo in un regolare processo: domenica 24 novembre, mentre veniva trasferito dalla Centrale della polizia di Dallas alla prigione della contea, venne ucciso da Jack Ruby, un gestore di un night club apparentemente affetto da turbe psichiche e grande estimatore di JFK ma, secondo alcuni, collegato a potenti mafiosi e indagato per cospirazione dalla Commissione d’inchiesta presieduta da Earl Warren. Ruby affermò di voler diventare un eroe per aver vendicato il presidente e aver risparmiato a Jacqueline di testimoniare al processo. Egli era già noto come un mitomane che amava intromettersi nelle indagini della polizia, ed era conosciuto da molti agenti di Dallas.

Lee Harvey Oswald fu sepolto al Shannon Rose Hill Memorial Park di Fort Worth, Dallas.

Conclusioni, ipotesi alternative e confutazioniModifica

Qui di seguito sono riportate alcune ipotesi sulla presunta estraneità di Oswald, mai verificate e considerate solamente teorie del complotto. Si riportano anche le relative confutazioni a tali teorie effettuate nel corso degli anni.

Jim Garrison e l’accusa a Clay ShawModifica

Le conclusioni della commissione investigativa federale, istituita dal presidente Johnson, contenute nella Warren Commission Report sono state lungamente e fortemente contestate dall’allora Procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, durante un processo che incriminava l’imprenditore Clay Shaw per l’omicidio del presidente Kennedy. Nei decenni che hanno seguito la tragedia sono state fatte molte ipotesi sull’omicidio di Kennedy: a causa della pressione di vari movimenti statunitensi, il presidente Gerald Ford istituì la HSCA (United States House Select Committee on Assassinations o Commissione scelta della Camera dei deputati sui casi di assassinio), che reinterpretò i dati raccolti in chiave cospirativa, a causa di varie incongruenze del Rapporto Warren come la presunta impossibilità per Oswald di sparare tre colpi in otto secondi, con un fucile definito da quattro soldi, o di colpire con un solo proiettile sia Kennedy sia Connally, il rinvenimento del fucile Carcano senza alcuna impronta e il rilevamento dell’impronta di Oswald sul fucile dopo quattro giorni, lo studio delle traiettorie dei colpi delle ferite di Kennedy e Connally comprese fra 15° e 25°, che non sono compatibili con gli angoli d’incidenza dei colpi dal 6º piano che è compreso fra 55° e 65°, l’impossibilità per Oswald di essere al 6º piano alle ore 12.30 essendo stato visto dal poliziotto Baker al 2º piano alle ore 12.32, il confronto dei bossoli trovati sull’auto di Tippit che sarebbero completamente diversi da quelli del revolver di Oswald.

Test sul fucile di Oswald e su modelli analoghiModifica

Un test di tiro condotto dall’agenzia Ansa nella Regia fabbrica d’Armi di Terni dove fu prodotto il fucile Carcano, su autorizzazione concessa dal Comando Logistico dell’Esercito Italiano, ha stabilito la velocità massima di tiro del fucile 91/38 in 5 secondi per colpo. Durante il test, il tiratore (sotto la supervisione di Ufficiali dell’Esercito) ha impiegato 19 secondi per mettere a segno 3 colpi, tempo di gran lunga superiore a quello che avrebbe impiegato Oswald secondo la commissione Warren. Altri studi sulla vicenda sostengono l’improbabilità che sia stato usato quel fucile per compiere l’attentato, proprio per via della sua supposta scarsa precisione: l’ottica di precisione era montata sul fucile in modo artigianale e non fu calibrata in poligono di tiro. Infine con quell’ottica montata ricaricare il fucile, tenendolo appoggiato alla guancia, mirare e sparare due colpi in due secondi non sarebbe possibile.

Entrambe le affermazioni sono tuttavia smentite dall’opinione di Diego Verdegiglio, che nel suo libro tra le altre cose nota:

  • La pallottola 6,5 del Càrcano è più pesante dal 30 al 50 per cento rispetto ai proiettili dello stesso diametro e viaggia alla stessa velocità (circa 680 m/s) del fucile d’assalto sovietico AK-47.
  • Due istruttori al tiro del Corpo dei Marines che hanno provato l’arma di Oswald, il maggiore Eugene D. Anderson e il sergente maggiore James A. Zahm, hanno dichiarato alla Commissione Warren che con quel fucile, dotato di telescopio, i colpi sparati a Dallas non erano particolarmente difficili. Analoghe opinioni, dopo un test in poligono, hanno espresso i periti balistici, Robert A. Frazier dell’FBI e Ronald Simmons del Laboratorio di Ricerche per le Armi di Fanteria dell’Esercito americano.
  • Tre maestri tiratori dell’Associazione Nazionale Tiro degli U.S.A. hanno sparato ciascuno due serie di tre colpi su bersagli fissi posti a 53, 73 e 81 metri. Tranne in due casi, tutti sono stati in grado di esplodere i tre colpi, raggiungendo almeno due volte le sagome in sette secondi al massimo.

Oswald e i sicari mafiosiModifica

Inoltre vi è la confessione del sicario mafioso James Files che si autoaccusò del delitto, affermando una cospirazione in cui vi erano lui, Charles Nicoletti, Johnny Roselli, Jack Ruby e lo stesso Oswald; Files disse che avrebbe commesso materialmente il delitto con il complice Nicoletti: testimonianza invalidata perché risulta dai tabulati telefonici che Files era a Chicago il 22 novembre 1963 e non a Dallas. In questa teoria del complotto Oswald a volte viene scagionato, a volte invece coinvolto come fiancheggiatore o come tiratore di supporto. Il mandante viene individuato nel boss mafioso di Chicago Sam Giancana. Un’altra versione accusa altri killer al servizio dello stesso Giancana (Roselli e Bill Bonanno).

La motivazione addotta sarebbe una ritorsione contro le politiche antimafia di Robert Kennedy, il Ministro della giustizia (“Procuratore generale”) nel governo del fratello John, considerate un tradimento dopo che il padre Joseph P. Kennedy si era assicurato i voti della mafia italoamericana, grazie all’amicizia dei Kennedy con il cantante Frank Sinatra e il boss. Il complotto avrebbe avuto anche l’appoggio della CIA. Oswald sarebbe stato coinvolto in quanto squilibrato e fanatico castrista, per essere usato come capro espiatorio, e messo poi a tacere da Ruby. Questa teoria è screditata dalla mancanza di credibilità dello stesso Files, accertata dall’FBI. L’ex mafioso avrebbe raccontato la storia inventata per avere uno sconto di pena, essendo stato condannato a 30 anni per vari reati, compresa la sua collusione con la criminalità organizzata e il tentato omicidio di un agente federale.

La “pallottola magica”Modifica

La cosiddetta “pallottola magica” dalla traiettoria impossibile e che ferì Kennedy e il governatore Connally sarebbe in realtà compatibile con la posizione dell’auto presidenziale che stava svoltando. L’aggettivo “magica”, in senso figurato, sarebbe comunque non appropriato.

Il filmato di Oswald al depositoModifica

In un filmato amatoriale, girato da Robert Hughes, si vede un’ombra alla finestra del deposito dove le perizie balistiche hanno affermato essere partiti i colpi e dove vennero ritrovati il fucile e le impronte di Oswald: molti obiettano che non si tratta di una prova, ma a un’analisi computerizzata, la sagoma assomiglia molto a quella di Oswald: si intravede infatti un uomo, apparentemente caucasico e vestito di bianco, stare alla finestra pochi secondi prima del primo colpo.

ConclusioniModifica

La conclusione generale dell’inchiesta Warren fu che Oswald avesse ucciso Kennedy da solo. La controinchiesta dell’HSCA ammise invece la possibilità di più partecipanti al delitto, e cioè che ci fu un complotto che organizzò un Colpo di Stato, come riportato in Farewell America. Secondo quanto scritto nel Rapporto della Commissione Warren, la vita di Oswald non fu mai all’altezza delle aspettative, e quindi uccise Kennedy per compiere un gesto importante, che lo avrebbe reso famoso e avrebbe riscattato la sua vita. Questa versione è contraddetta dai verbali d’interrogatorio di Oswald al Dipartimento di Polizia. Oswald durante l’interrogatorio col Capitano Fritz, non si è mai vantato di avere ammazzato Kennedy, dicendo: “Io non sono un insoddisfatto, niente mi ha irritato del presidente”. Il capitano Fritz gli chiese se avesse sparato al Presidente e Oswald disse semplicemente che non aveva sparato al Presidente Kennedy. Oswald fu condannato dalla Commissione Warren senza aver mai avuto alcuno che prendesse la sua difesa e senza aver mai avuto alcun regolare processo.

Secondo la Warren Jack Ruby uccise Oswald per una svista della polizia, fino ad allora molto attenta, con l’obiettivo di venire celebrato come eroe e giustiziere dell’assassino del presidente (la polizia di Dallas ricevette in effetti molte telefonate di minaccia a Oswald, da parte di persone che volevano una giustizia sommaria per vendicare Kennedy). Un poliziotto che gli stava vicino, poco prima gli aveva detto: “Lee, se ti sparano, spero abbiano una buona mira”. E lui di rimando: “Tranquillo, non mi sparerà nessuno”.

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